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21 Lug

Esperimento fallito

Cantava Rino Gaetano:“Disponibile al confronto – Nella misura in cui – Alternativo – Aliena ogni compromesso”. E lui non “reggaeva” più tante, tante cose… e a ragion veduta direi.

Quante cose reggiamo noi, invece?

Al grido di Andrà tutto bene, ne usciremo migliori, il popolo si è unito sui social durante la pandemia, e sembravamo tutti coesi, dai balconi, gonfi di un patriottismo e di una solidarietà senza precedenti.
Insieme, per farcela.
Insieme… Ma davvero?

Anche io, a volte, ho avuto la percezione che i social ci avvicinino. Mi hanno fatta conoscere, mi hanno proiettata fuori dal mio quartiere, dalla mia città e dalla mia nazione.
Io, una ragazza con un grande sorriso e tanti sogni sono diventata un brand da Dubai a New York e questo, sicuramente, lo devo ai social e ai miei follower, che mi hanno supportata.
Fino a qualche tempo fa, però, le mie provocazioni si limitavano a scatti fotografici, ho osato con i pixel ma quasi mai con la mia voce, con le mie idee; così, il 3 luglio, decido di fare un esperimento più sociale che social: attraverso un profilo falso (Vanessa May) ho postato stories, reel e molto altro con un unico scopo, quello di esprimere idee molto forti ma soprattutto borderline su alcuni temi particolarmente scottanti, da un punto di vista sia politico che sociale e sempre intenzionalmente, esprimevo opinioni che sapevo non avrebbero riscosso il consenso popolare.

Beh, avete presente l’esperimento carcerario di Stanford?
Se la risposta è NO, googlatelo, ne vale la pena.

Il web ha mostrato il suo dark side, con dei commenti davvero poco tolleranti e sgradevoli o dietro una tastiera, con messaggi in direct spesso, sotto un falso nickname che metteva al sicuro la loro identità.

Sono arrivati insulti e minacce più o meno velate, naturalmente un gran numero di persone non ha perso l’occasione per attaccarmi in quanto donna e modella che, a quanto pare, sembra ancora essere una grande colpa.

Il tutto è diventato virale, non solo nel senso che ho raggiunto oltre 10mila follower in pochissimo tempo, ma anche nella misura in cui questi attacchi sono stati davvero “malati” e come volevasi dimostrare, la psicologia del branco è stata smorzata con il confronto diretto, nel quale i leoni da tastiera sono diventati agnellini mai colpevoli.

Insomma, odiare ci costa o almeno dovrebbe, anche in termini di responsabilità, ma soprattutto il mio esperimento ha dimostrato che non ne siamo assolutamente usciti migliori, anzi: attraverso uno smartphone le persone hanno letteralmente vomitato frustrazioni e debolezze covate nel tempo e inespresse, lanciando pesanti improperi senza nemmeno avere la coerenza di affrontare le conseguenze, nascondendo semplicemente la mano dietro la scusa banale della libertà di espressione.

Non è tutto oro quello che luccica, lo sapevo già, quello che non conoscevo ancora era il grado di cattiveria e rabbia dietro una maschera virtuale, era quanto fosse semplice diventare un bersaglio, in poco tempo e con poco sforzo.

Sono favolosi questi social, ma bisogna abbracciarli con un Io molto forte e soprattutto, bisogna maneggiarli con cura, proprio come le persone.